martedì 11 dicembre 2018

Recensione "Una scuola possibile" edito da FrancoAngeli.

Un libro che fa venire voglia di tornare sui banchi di scuola: sia come bambini, nella speranza di essere accolti in una scuola come quella proposta nel Manifesto Una scuola, sia come studenti dell'università, maestri in formazione, per approfondire e ricercare nuovi (o vecchi?) modi di fare scuola.

Una scuola possibile, testo edito da FrancoAngeli e curato dalle docenti universitarie Francesca Antonacci e Monica Guerra, ha il potere di fare proprio questo: dare la speranza che un tipo diverso di scuola sia possibile; lo dimostra con grande chiarezza nella raccolta di esperienze vere, significative, raccontate da chi le ha volute fortemente e le ha sperimentate nella didattica quotidiana. Il Manifesto e la sua attuazione svolta in una scuola primaria di Varese ci raccontano di una scuola in cui fondamentale rilievo viene dato al setting, dove cooperazione, lavoro di gruppo e discussione sono all'ordine del giorno; una scuola in cui gli alunni si riconoscono come comunità nel cerchio tutte le mattine, in cui si rinuncia alla lezione frontale in favore di una didattica per domande (non posso essere più d'accordo, io che ho definito il mio modo di lavorare come pedagogia della domanda), in cui si condividono i problemi e si sta all'aria aperta; una scuola in cui le conoscenze vengono costruite e condivise e la motivazione intrinseca sviluppata negli alunni permette una valutazione libera, discorsiva e quasi quotidiana.
Un testo che ogni insegnante dovrebbe leggere per porsi più di qualche domanda sul proprio modo di insegnare, per chiedersi se come si sta lavorando è funzionale al modo in cui i bambini apprendono; per tentare di lasciare da parte, finalmente, una didattica fatta di lezioni frontali e schede fotocopiate, una didattica che non sviluppa nei bambini né curiosità né, cosa più importante, senso critico.
Credo che una scuola così sia davvero possibile, ma lo sarà solamente se gli insegnanti avranno voglia e coraggio di mettersi in gioco in prima persona e, soprattutto, di mettere in crisi le proprie certezze. Voglio crederci.

2 commenti:

  1. Un'esperienza condivisa idealmente e materialmente. L'apporto che ho donato come guardia ecologica volontaria del comune di Varese mi ha fatto crescere ulteriormente, insieme ai bambini e gli insegnanti. Un'esperienza capace di sviluppare la critica e l'empatia nei bambini e ridare forza alla vita degli adulti, spesso disumanizzata.

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