martedì 17 marzo 2015

La maestra risponde: DSA e compiti a casa

I trucchi per affrontare i DSA
Ecco una nuova lettera. Aspetto le vostre, tramite la pagina Facebook, o altri contatti.

"Ciao, leggevo sul tuo blog che sei specializzata in didattica per bambini con disturbi dell'apprendimento.
La figlia di una cara amica è dislessica e vorrei aiutarla nei compiti pomeridiani. Come mi consigli di approcciarmi? Quali gli errori da non commettere?
Grazie mille"


Parlare con gli insegnanti
Il primo consiglio (non so se è lo stesso che ti darebbero altre persone, ma io da insegnante ci tengo particolarmente) è, come prima cosa, di consultarti con gli insegnanti della bambina; i punti da trattare nel colloquio sono:
- è stato messo a punto un PDP (Piano Didattico Personalizzato)?
- posso prenderne visione?
- contiene misure dispensative e strumenti compensativi adeguati?
- questi strumenti possono essere usati sia a casa che a scuola?
Chiariti questi punti con gli insegnanti, indagato il loro pensiero sull'argomento DSA, allora potrai pensare a quale potrebbe essere il miglior aiuto per la bambina in questione.




Usare senza paura gli strumenti compensativi
Non mi dici che età ha la bambina, per cui ti darò consigli per tutte le classi, diciamo così, in modo da coprire un po' tutto il percorso scolastico, dalla scuola primaria alla scuola secondaria di prima grado (media).
Per un bambino con dislessia, o in generale con disturbi di questo genere, l'apprendimento è possibile con risulultati ottimali, se (e dico se) la scuola e la famiglia comprendono il diverso funzionamento di questi bambini e si adattino permettendo di utilizzare gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione.
Sono strumenti utili a tutti i bambini, infatti molti insegnanti ne permettono l'uso all'intera classe, consci del fatto che il bambino che può farne a meno li lascerà da parte spontaneamente, ricorrendo alla memoria. Il bambino con DSA, invece, potrebbe ritenerli necessari ed è necessario che, dunque, ne faccia uso.
Alcune misure e alcuni strumenti (li elencherò insieme per praticità) possono essere i seguenti.
Per la dislessia:
- esonero dalla lettura ad alta voce;
- utilizzo di sintetizzatori vocali o audiolibri per la lettura e studio;
- uso di mappe e tabelle per lo studio della grammatica (coniugazione del verbo, parti del discorso, mappe per l'analisi logica e grammaticale, ecc) e per lo studio delle materie orali (sintesi, riassunti o mappe concettuali).
Per la disortografia, oltre ai sussidi precedentemente elencati:
- utilizzo del PC con correttore ortografico;
- possibilità di presentare tesine o ricerche scritte a computer e non a mano;
- verifiche da svolgere con l'ausilio del PC.
Per la disgrafia:
- in particolare la possibilità, come per la disortografia, di privilegiare il PC alla scrittura a mano.
Per la discalculia:
-utilizzo della calcolatrice nelle situazioni più gravi;
- uso di tabelle (tavola pitagorica, tabella per le equivalenze, sintesi delle regole difficili da ricordare, ecc).
Questi gli strumenti che la scuola dovrebbe, nei limiti delle possibilità e delle scelte didattiche, predisporre e tu, come tutor a casa, dovresti contribuire ad insegnare alla bambina ad usare.

Altri interventi chiave a casa
Un intervento a casa permette di dare spazio a ciò che la scuola spesso non ha il tempo di fare. Oltre all'insegnanto dell'uso degli strumenti compensativi, è importante a casa dedicare tempo, sia durante la scuola primaria che soprattutto alla scuola media, allo studio individuale. Il bambino deve essere portato a impadronirsi di un metodo di studio efficace nonostante le sue difficoltà. Questo vuol dire, per un ragazzo DSA, poter costruire delle sintesi per lo studio oppure delle mappe (e magari poterle usare durante verifiche e interrogazioni, in base a ciò che dice la relazione clinica in proposito). L'ideale sarebbe portare il ragazzo a creare delle mappe da solo, perché creandole si impadronirà anche dei concetti chiave, ma in base all'età si può scegliere di aiutarlo in più modi, anche con mappe già pronte per i più piccoli o i bambini più in difficoltà.
Altro intervento utile da fare a casa è l'abitudine al lavoro sulla comprensione del testo: imparare a individuare le parole chiave, i concetti importati... li aiuterà sia nello studio che nelle comprensioni che verranno proposte a scuola: è fondamentale che imparino a non tirare a indovinare per fare meno fatica ma a ricercare le informazioni nel testo.

I metodi di valutazione
Infine, una riflessione un po' cattiva... nei confronti degli insegnanti. Non bisogna generalizzare, ma ci sono ancora insegnanti che non conoscono bene i disturbi dell'apprendimento e quindi non mettono in campo tutte le risorse necessarie. In particolare, per quanto riguarda il momento di verifica e valutazione, ci sono piccoli accorgimenti che aiutano il bambino a svolgere bene il suo compito, magari prendendo anche un buon voto, che aumenterà la sua autostima e per un effetto ben noto a scuola farà sì che il bambino migliori sempre più. Gli accorgimenti sono di all'incirca questi, ovviamente calcolati sul bambino e le sue necessità:
- incremento del 30% di tempo per lo svolgimento delle verifiche (previsto dalla legge 170 sui DSA);
- integrazione con verifiche orali, laddove lo scritto non risulti soddisfacente o, addirittura, sostituzione della verifica scritta con l'orale per alcune materie;
- costruzione di verifiche scritte che rispecchino tutti i tipi di intelligenza dei nostri ragazzi (e qui dovremmo aprire un capitolo a parte, prima o poi ne scriverò), ovvero prove che contengano più modalità (risposte aperte, risposte chiuse, inserimento di parole, collegamenti, completamenti di frasi, ecc). Noi insegnanti dovremmo costruire prove a parte per questi ragazzi (oppure, e qui parlo da insegnante di sostegno, per chi ha disabilità lievi e apparentemente può fare le stesse verifiche dei compagni): perché con le stesse prove i loro risultati sono inferiori. Ma noi magari non ce ne accorgiamo. L'ideale sarebbe proporre sempre verifiche che includano diverse tipologie, perché i ragazzi, DSA o no, non sono tutti uguali e, di conseguenza, è giusto che possano esprimersi e sentirsi valutati con prove che rispecchino tutti gli aspetti del loro modo di apprendere.

Il consiglio, dunque, per i genitori e i tutor DSA che vanno a colloquio con la scuola e che firmano e approvano il Piano Didattico Personalizzato, è di stare attenti e pretendere che tutto ciò venga garantito: misure dispensative, strumenti compensativi e accorgimenti nelle prove di verifica.

Alcuni libri fondamentali per approfondire il tema dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento:

2 commenti:

  1. Grazie per la spiegazione puntuale ed efficace.
    Bart

    RispondiElimina

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