domenica 22 marzo 2015

La maestra risponde: diagnosi e presa in carico


BES: disabilità, DSA o altro (le leggi e le tutele)
Ecco una nuova lettera. Aspetto le vostre, tramite la pagina Facebook, o altri contatti.

"Buongiorno, la mia storia è lunga da raccontare. In breve posso dire che come mamma mi sono attivata l'anno scorso con le valutazioni al momento che la maestra mi ha fatto notare che mio figlio aveva secondo lei delle difficoltà oculo-manuali; ho fatto una valutazione privata dove si riscontrano attenzione bassa e difficoltà metafonologiche con QI alto. Abbiamo avviato la terapia ma la scuola non ha accolto il test come documento valido per una personalizzazione scolastica perché non proveniente da ASL. Abbiamo rifatto i test ASL con una tempistica da delirio; risultato: fine marzo  la ASL punta il dito contro la scuola per programma non idoneo perché il bambino ha un ritardo sul linguaggio... ad aprile la scuola ci suggerisce di far ripetere l'anno perché il bambino non ha i requisiti per la seconda. Andiamo avanti con le terapie logopediste, psicomotorie e oculistiche. Riparte il nuovo anno il bambino ad ottobre ha una forte crisi di ribellione per la pressione psicologica subita sia per la bocciatura sia per il grande impegno e non ultimo per il cambio maestra e compagni...s i riprende, fa dei grandi progressi rispetto all'anno prima ma mai abbastanza per la scuola! Chiedo un colloquio corale tra ASL, logopediste private e team scolastico per farli comunicare e lì ho preso atto che il problema serio è che non parlano tutti la stessa lingua. La scuola parla di programmi ministeriali, la ASL parla di inadeguatezza professionale di insegnanti e dirigente, le logopediste cercano di mediare i due fronti opposti...noi nel mezzo; dopo un ora e 30 minuti di scontri chiedo: cosa si fa per mio figlio? La ASL non autorizza il sostegno (suo figlio non è cieco, non è sordo, non è autistico, non è down), le maestre che sottolineano che non gli è permesso fare un lavoro individuale in classe per ovvi motivi di programmazione... la dirigente fa scena muta per tutto il tempo... la logopedista che chiede per cortesia di non appesantire molto le attività. La scuola mi dice signora ci dispiace suo figlio e nel mezzo della terra di nessuno... 

 
Oggi sono ad un ennesimo bivio: cambiare scuola, ma chi lavora con mio figlio il pomeriggio mi fa presente che è un passaggio non facile per lui. Io ho una certezza che con una semplificazione del lavoro da svolgere lui si attiva e anche bene ma in una richiesta più strutturata per lui, dice: non mi va, non riesco piuttosto che fare sbagliato... sì, perché se sbaglio la maestra mi mette la nota e mamma si arrabbia.
Questo è il quadro di oggi e credo che a mio figlio io debba dare una spiegazione di quello che stiamo vivendo e del perché lui fa fatica... me lo chiede con i suoi modi burberi e scontrosi che la maestra etichetta come maleducazione e che io alcuni giorni accetto e altri no . I famosi BES non sono ancora stati presi in considerazione perché la ASL non ha rilasciato diagnosi. Grazie per l'attenzione, un saluto"

Ho voluto trascrivere questa lettera quasi integralmente, ho solo tagliato qua e là per non appesantire troppo la lettura. Ho scelto di mantenerla integra perché è lo sfogo legittimo di una mamma che fatica a trovare spazio e giustizia in un mondo complesso come quello della scuola, delle ASL, della cura in generale.
Cercherò di rispondere a questa mamma, facendo però per tutti chiarezza a proposito di diagnosi, valutazioni, certificazioni e leggi varie.

La vicenda in breve
Questa mamma ci racconta di un bambino che già dalla prima elementare ha riscontrato enormi difficoltà a seguire la programmazione di classe come i compagni. La mamma si è attivata subito, prima privatamente poi, su consiglio delle insegnanti, presso la ASL per ottenere una certificazione che spiegasse le enormi difficoltà del bambino. Il centro privato ha rilasciato una relazione in cui si parla di di attenzione bassa e difficoltà metafonologiche, l'ASL diagnostica un disturbo del linguaggio non abbastanza grave per poter accedere alla legge 104 e quindi al sostegno scolastico. A causa del ritardo nella certificazione, la mamma si è affidata alle insegnanti, accettando di far ripetere l'anno al bambino nella speranza di un miglioramento l'anno successivo. Ma nonostante il cambio di classe e di conseguenza di insegnanti, la certificazione dell'ASL, i colloqui con le logopediste del centro privato... la scuola non ha attivato tutte le risorse necessarie per sostenere il caso.

Un veloce excursus normativo
Perché questo bambino non ha diritto al sostegno didattico? Perché la scuola non interviene? Andiamo con ordine.
Le ultime direttive in materia di difficoltà scolastiche ci pongono davanti a una nuova classificazione, che passa attraverso la definizione di BES (Bisogni Educativi Speciali). Nei BES rientrano tutte le difficoltà che possiamo incontrare a scuola:
- persone con disabilità, ovvero disturbi diagnosticati e certificati dagli organi competenti e pubblici (ASL) in base alla legge 104 del 1992, che hanno diritto, per un monte ore stabilito dagli Ambiti Territoriali (ex Provveditorati agli studi) al sostegno didattico in classe e alla stesura di un PEI (Piano Educativo Individualizzato) che comprenda tutti gli ambiti della vita del bambino/ragazzo e lo accompagni nella vita scolastica ed extrascolastica anche con riduzioni o semplificazioni nella programmazione scolastica;
- persone con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA), ovvero difficoltà nell'apprendimento certificate o dalle ASL o da centri privati accreditati, che in base alla legge 170 del 2010 hanno diritto ad avere a scuola un PDP (Piano Didattico Personalizzato) in cui indicare tutte le misure adottate a scuola e a casa per permettere al bambino/ragazzo di raggiungere risultati soddisfacenti sulla base degli stessi obiettivi raggiunti dai compagni;
- persone con altri bisogni particolari non chiaramente certificabili, ovvero chi per una serie di motivazioni (bambini stranieri neo arrivati in Italia, bambini in svantaggio socioculturale, bambini che manifestano difficoltà ma sono in attesa di certificazione) ha difficoltà evidenti di cui gli insegnanti devono prendersi carico. In questi casi, la direttiva ministeriale sui BES del 2012 estende i diritti della legge 170 a queste situazioni (e quindi, tra le altre cose, la stesura di un Piano Didattico Personalizzato), previa decisione del consiglio di classe. Possono esserci certificazioni o relazioni educative a supporto della necessità di misure di aiuto (ad esempio redatte da enti privati o dall'ASL) oppure semplicemente è la scuola a decidere di "dare una mano" a questi bambini, dichiarandoli BES.
 
Nella pratica: cosa è accaduto in questo caso
Potrebbe essere brutto dirlo, ma in questo caso le agenzie formative che avrebbero dovuto farsi carico di questo bambino, si sono passate la palla l'una con l'altra con la conseguenza di ritardare i tempi, già lunghi quando si passa attraverso strutture pubbliche, e di appesantire una situazione che per il bambino non era affatto facile. La certificazione del centro privato, e successivamente quella dell'ASL, non è stata utilizzata per inserire il bambino tra i BES e di conseguenza l'alunno non ha potuto godere di una serie di diritti per lui fondamentali, in primo luogo la redazione di un PDP (Piano Didattico Personalizzato) che avrebbe dato modo alle insegnanti di permettere l'uso di strumenti compensativi e misure dispensative (ne parlo qui), nel caso di un bambino di classe prima (sono solo esempi, che vanno calibrati conoscendo il bambino):
- riduzione del carico di lavoro mantenendo gli stessi obiettivi minimi;
- 30% di tempo in più per svolgere le verifiche e riduzione del numero di esercizi;
- uso di strumenti come la linea dei numeri, la tabella dei 4 caratteri, ecc;
- uso del solo carattere stampato maiuscolo.
Queste e altre misure, che gli insegnanti dovrebbero applicare anche senza una normativa ministeriale che invita a farlo, potevano essere concesse anche prima di ricevere una certificazione, allo scopo di non sminuire l'impegno e il lavoro del bambino, andando inevitabilmente ad intaccare la sua autostima.
La scelta di far ripetere l'anno, se accettata dal genitore, può avere senso: è una decisione che spetta a insegnanti e genitori che conoscono bene il caso e possono sapere cosa è meglio per lui.
Cosa doveva essere fatto, dunque, in breve? La scuola, il dirigente e le insegnanti avrebbero dovuto accettare già una prima certificazione dell'ente privato e successivamente quella dell'ASL per inserire il bambino tra i BES, formulando quindi un Piano Personalizzato per aiutarlo in tutti i modi possibili, anche perché probabilmente quando la diagnosi verrà rifatta al termine della classe seconda primaria, potrebbe essere diagnosticato un Disturbo Specifico dell'Apprendimento che darà comunque diritto alla legge 170.
Cosa fare ora per il bambino
Questa mamma chiede se è il caso di cambiare scuola; non è possibile dirlo a distanza, senza aver vissuto l'esperienza. Di sicuro, come rileva il tutor che segue il bambino a casa per i compiti, potrebbe essere un ulteriore trauma da valutare attentamente. Una cosa che si può fare, però, è cercare di parlare con il bambino, facendogli capire che le sue difficoltà sono superabili, cercando di insegnargli ad accettarle. Un suggerimento potrebbe essere iniziare ad usare a casa strumenti utili che gli facilitino il compito, in modo che, almeno a casa, il bambino possa vivere più serenamente il momento dei compiti pomeridiani. Lo dico pensando alla sua autostima, sicuramente ora bassissima, che ha come conseguenza i comportamenti problema citati in fondo alla lettera. Recuperare la motivazione all'apprendimento può essere difficile, ma se si ha la fortuna di poter seguire o far seguir i bambini nei compiti a casa e si riesce a renderli piacevoli e divertenti, forse si può sopperire almeno un po' a ciò che la scuola non sempre riesce o ha il tempo di fare.
 
Alcuni testi che parlano di Bisogni Educativi Speciali:

3 commenti:

  1. Emanuela Cremona29 marzo 2015 15:42

    Rispondo da insegnante di sostegno in una classe terza in cui sono stati individuati solo quest'anno 6 alunni con BES (Bisogni Educativi Speciali). Purtroppo in molte scuole la concezione di BES è ancora poco/nulla considerata. A volte si elargiscono Pdp senza necessità e altre volte si negano Pdp a chi ne ha bisogno. Come risponde Lorena, il Cdc (Consiglio di Classe) avrebbe dovuto proporre la stesura di un Piano Didattico Personalizzato per questo bambino, cosa che però non è avvenuta finora. Da quanto leggo mi sorge il dubbio che le insegnanti di cui parla non siano state adeguatamente formate nel campo Bes e che possano quindi ignorare questa possibilità oppure escluderla volutamente per loro insicurezza, non avendo tempo da dedicare ad informarsi in materia. Oltre a ciò che le ha già suggerito Lorena, un consiglio che le posso dare è quello di chiedere la possibilità di ottenere un Pdp per suo figlio, documentandosi lei stessa sui diritti che gli spetterebbero, se considerato BES. Se il mio dubbio è fondato, chiarendo le idee su questo tema alle insegnanti, magari utilizzando la logopedista privata come mediatore tra lei e le docenti, è possibile che il C.d.c si attivi.

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    Risposte
    1. Grazie Emanuela per le tue precisazioni e i tuoi consigli ;-)
      Sicuramente questa mamma apprezzerà!

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  2. Volevo fare i complimenti all'autrice per la qualità dei post e per la professionalità nelle risposte, di cui quella sopra è un esempio, rispettosa delle persone e delle loro traversie.

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